Nel 2025, pensare che una delle aziende più grandi al mondo possa utilizzare “123456” come password sembra fantascienza.
Ma è proprio quello che è accaduto con McDonald’s e il suo sistema di assunzioni McHire, dimostrando che il problema delle password deboli non riguarda solo chi utilizza il web da casa ma può colpire anche le grandi multinazionali.
Un caso da manuale: quando 123456 diventa la chiave del tesoro
La storia è tanto semplice quanto agghiacciante. I ricercatori di sicurezza Jan Carroll e Sam Curry hanno scoperto che per accedere al pannello amministrativo del sistema McHire di McDonald’s bastava inserire la combinazione username “123456” e password “123456”.
Non è una barzelletta: sei cifre consecutive portavano ai dati di 64 milioni di candidati che avevano utilizzato la piattaforma per cercare lavoro presso la catena di fast food.
McHire, sviluppata da Paradox.ai per conto di McDonald’s, gestisce le assunzioni per circa il 90% dei ristoranti del marchio globale.
Il sistema utilizza un chatbot chiamato “olivia” che interagisce con i candidati, raccogliendo informazioni personali sensibili durante il processo di selezione.
Cosa rende questo caso così preoccupante
La gravità della situazione non sta solo nell’uso di una password banale, ma nelle conseguenze che questa scelta ha comportato:
- 64 milioni di conversazioni tra candidati e il chatbot erano accessibili
- dati personali sensibili compresi nomi, indirizzi, numeri di telefono e dettagli sul lavoro erano visibili
- nessuna verifica di sicurezza aggiuntiva proteggeva l’accesso ai dati
- un semplice url modificato permetteva l’accesso al sistema di produzione invece che a quello di test
Il fatto che bastasse modificare leggermente l’indirizzo web per passare da un ambiente di test a quello con i dati reali dimostra una mancanza di segregazione tra i sistemi che dovrebbe far riflettere qualsiasi responsabile IT.
Perché le password deboli sono ancora un problema endemico
Il caso McDonald’s non è un episodio isolato. Secondo le statistiche più recenti, “123456” rimane la password più utilizzata al mondo, seguita da combinazioni altrettanto banali come “password”, “123456789” e “qwerty”.
Ma perché, nell’era della cybersecurity avanzata, continuiamo a commettere errori così elementari?
I motivi principali delle password deboli
- Convenienza a discapito della sicurezza: le password semplici sono facili da ricordare e da digitare velocemente.
Questo vale tanto per gli utenti privati quanto per i sistemisti che configurano account temporanei e poi “dimenticano” di cambiarli. - Falsa percezione del rischio: molti pensano che i loro dati non siano interessanti per i criminali informatici. “chi mai vorrebbe accedere al mio account?” è una domanda che rivela una profonda incomprensione dei meccanismi degli attacchi informatici.
- Mancanza di formazione: nonostante anni di campagne di sensibilizzazione, molte persone e aziende non comprendono ancora i rischi reali legati alle password deboli.
- Pressione temporale: in contesti aziendali, la fretta di rendere operativo un sistema può portare a trascurare aspetti fondamentali della sicurezza.
Come riconoscere e evitare le password deboli
Caratteristiche di una password vulnerabile
Una password è considerata debole quando presenta una o più di queste caratteristiche:
- lunghezza insufficiente: meno di 8 caratteri rendono la password facilmente violabile
- sequenze ovvie: 123456, abcdef, qwerty sono le prime che i sistemi automatici provano
- informazioni personali: date di nascita, nomi di familiari o animali domestici
- parole del dizionario: anche in lingue diverse, possono essere decifrate rapidamente
- pattern della tastiera: combinazioni che seguono la disposizione dei tasti
Le regole d’oro per password sicure
Lunghezza minima di 12 caratteri: una password lunga è decisamente più difficile da violare rispetto a una breve.
Ogni carattere aggiuntivo moltiplica il tempo necessario per un attacco brute force.
Combinazione di elementi diversi: lettere maiuscole e minuscole, numeri e simboli speciali creano una varietà che rende la password molto più robusta.
Unicità per ogni account: riutilizzare la stessa password su più servizi significa che la singola violazione compromette automaticamente tutti gli altri.
Aggiornamento periodico: cambiare le password critiche ogni 3-6 mesi riduce la finestra di vulnerabilità in caso ci sia una compromissione non rilevata.
Strumenti e strategie per gestire le password in modo sicuro
Password manager: il tuo migliore alleato
I gestori di password come KeePass, Bitwarden o 1Password rappresentano la soluzione più pratica per utenti e aziende.
Questi strumenti:
- generano password casuali e complesse per ogni account
- le password vengono memorizzate crittografate
- compilano automaticamente i campi di login
- sincronizzano le password su tutti i dispositivi
- avvisano se una password è stata compromessa in violazioni note
Autenticazione a due fattori (2fa)
L’autenticazione a due fattori aggiunge un livello di sicurezza fondamentale.
Anche se qualcuno dovesse ottenere la tua password, avrebbe bisogno anche del secondo fattore (solitamente un codice generato da un’app o inviato via sms) per accedere al tuo account.
Frasi password: quando la semplicità incontra la sicurezza
Un’alternativa efficace alle password complesse sono le frasi password: combinazioni di parole apparentemente senza senso ma facili da ricordare.
Per esempio, “cane17!vola$blu22” è molto più sicura di “p@ssw0rd1” ma più semplice da memorizzare.
Cosa possono fare le aziende per prevenire violazioni
Politiche di sicurezza rigorose
Le organizzazioni devono implementare politiche di password che includano:
- requisiti minimi di complessità automatizzati
- controlli che impediscano l’uso di password comuni
- scadenze obbligatorie per password critiche
- verifiche periodiche degli accessi e delle autorizzazioni
Formazione e sensibilizzazione continua
La formazione del personale è cruciale quanto le misure tecniche.
Corsi regolari sulla sicurezza informatica, simulazioni di attacchi phishing e aggiornamenti sulle nuove minacce mantengono alta l’attenzione sui rischi.
Separazione degli ambienti
Il caso McDonald’s evidenzia l’importanza della segregazione dei sistemi: gli ambienti di test non devono mai avere accesso a dati di produzione, e le credenziali di default devono essere cambiate immediatamente dopo l’installazione.
Le conseguenze di una violazione: oltre il danno immediato
Quando una violazione colpisce milioni di utenti, le conseguenze si estendono ben oltre il momento iniziale:
- Perdita di fiducia: i clienti perdono fiducia nel brand, con possibili ripercussioni economiche durature.
- Sanzioni legali: con il gdpr in europa e normative simili altrove, le multe per violazioni dei dati possono raggiungere cifre astronomiche.
- Costi di ripristino: investigazioni, notifiche agli utenti, aggiornamenti dei sistemi e monitoraggio continuo richiedono investimenti significativi.
- Danni reputazionali: nel mondo digitale, la reputazione è tutto. Ricostruire la fiducia richiede anni di lavoro costante.
Cosa fare se pensi di essere stato coinvolto in una violazione
Ecco i passaggi da seguire:
- Cambia immediatamente le password: inizia da quelle degli account più importanti (email, banche, social media).
- Monitora i tuoi account: controlla regolarmente estratti conto e notifiche di accesso sospetto.
- Attiva le notifiche di sicurezza: la maggior parte dei servizi offre avvisi automatici per accessi da nuovi dispositivi o località inusuali.
- Considera il congelamento del credito: in caso di esposizione di dati sensibili, questa misura può prevenire aperture di conti fraudolenti.
Il futuro della sicurezza: verso un mondo senza password
L’industria tecnologica sta spingendo verso soluzioni passwordless (senza password) che utilizzano:
- biometria (impronte digitali, riconoscimento facciale)
- token hardware e certificati digitali
- autenticazione basata su dispositivo con crittografia avanzata
Tuttavia, fino a quando queste tecnologie non diventeranno standard universale, le password rimarranno il nostro principale strumento di difesa.
Conclusioni: la sicurezza è una responsabilità condivisa
Il caso McDonald’s ci insegna che la sicurezza informatica non è mai scontata, indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda.
Ogni utente, ogni sviluppatore, ogni amministratore di sistema ha la responsabilità di contribuire a un ecosistema digitale più sicuro.
La prossima volta che dovrai scegliere una password, ricorda che quelle sei cifre consecutive possono fare la differenza tra la sicurezza dei tuoi dati e la loro esposizione a milioni di sconosciuti.
In un mondo sempre più connesso, la tua sicurezza digitale è preziosa quanto quella fisica.
Non aspettare di diventare una statistica: inizia oggi stesso a migliorare le tue password e quelle della tua organizzazione. Il futuro digitale sicuro inizia con le scelte che facciamo oggi.
Fonti e riferimenti
Fonte principale di riferimento: Cybersecurity360.it – “123456, la password che non ti aspetti e che dice tanto sulla scarsa consapevolezza cyber” – Articolo di riferimento per il caso McDonald’s/McHire
Ricercatori e scoperta della vulnerabilità:
- Ian Carroll – Security Researcher @iangcarroll
- Sam Curry – Security Researcher @samwcyo
Statistiche e report sulla sicurezza delle password:
- Verizon data breach investigations report (DBIR) – Report annuale su violazioni dati
- Have i been pwned – Database violazioni di sicurezza di Troy Hunt
Normative sulla protezione dei dati:
- GDPR – Regolamento UE 2016/679 – Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati
- Garante Privacy – Autorità italiana per la protezione dei dati personali
Costi e impatti delle violazioni:
- IBM cost of a data breach report – Report annuale sui costi delle violazioni
- Ponemon Institute – Ricerche indipendenti su privacy e sicurezza dati
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